Al via le adesioni al ricorso CEDU

 

Al via il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per azione risarcitoria contro il Governo Italiano da parte dei docenti lesi dall’applicazione della Legge 107/15 ed atti regolamentari ed applicativi
In occasione dell’inizio dell’anno scolastico 2017/18 e della ripresa dell’attività didattica per i docenti italiani, molti dei quali ancora fuori sede, e mentre si avviano alla conclusione le farraginose procedure di mobilità ed assegnazione si è concordato di avviare il ricorso innanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo contro la riforma c.d. della ‘buona scuola’ in quanto si ritiene sussistano violazioni dei principi contenuti nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, universali ed incontestabili su cui si fondano le democrazie pluraliste:

in primis il diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 della Convenzione);
in secundis il divieto di discriminazione (art. 14 della Convenzione e art. 1 protocollo 12 del 04.11.2000).

I profili di illegittimità della Legge 107/15, già emersi, tanto nelle pronunce della giustizia amministrativa (TAR Lazio e Consiglio di Stato) quanto di quella ordinaria (Tribunali del Lavoro), richiedono, ad avviso dello staff legale un ‘controllo esterno’ da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo.

In altri termini, il ricorso ad una procedura di infrazione (con riferimento all’art. 263 TFUE ed agli artt. 8 e 14, 34 e 35, 41 della Convenzione) può costituire il valore aggiunto per il superamento dello stato di impasse che dura, ormai, da due anni: un quid pluris che obbligherebbe il governo italiano al rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini, rectius dei docenti, in subiecta materia, ed al risarcimento dovuto per il pregiudizio causato con i propri atti.
I pronunciamenti della giustizia nazionale di segno positivo, finora emanati, non hanno, per il momento, determinato una definitiva risoluzione delle problematiche della Legge 107/15 se non per i singoli ricorrenti destinatari ‘fortunati’ di ordinanze e sentenze favorevoli, diversamente da coloro i quali, pur avendo adito la Magistratura per la difesa dei loro diritti, hanno, invece, ottenuto decisioni di rigetto sulla base di un’interpretazione letterale e rigorosa della normativa de qua.

Del resto, anche in fase di contrattazione per la nuova mobilità 2017/18 non è giunta l’auspicata soluzione ai problemi generati dal piano straordinario di immissione in ruolo lasciando prive della dovuta risposta le legittime istanze dei docenti.

Infatti, il nuovo CCNI dell’11.04.17 relativo alla mobilità del personale scolastico per l’a.s.2017/2018 e l’Ordinanza Ministeriale n. 221/2017 (che reiterano pedissequamente il CCNI dell’08.04.2016 e l’O.M.n. 241/16) non hanno riconosciuto, a solo titolo esemplificativo, né il servizio svolto nelle scuole paritarie né la precedenza ex Lege 104/92, art. 33 commi 5 e 7, al personale che presta assistenza al genitore disabile in situazione di gravità, quale unico referente, anche a livello di mobilità interprovinciale.

Dal complesso scenario sopra accennato, senza alcuna pretesa di esaustività, emerge, in tutta evidenza, la necessità di dover sottoporre, senza ulteriore indugio, i peculiari princìpi giuridici sottesi alla Legge 107/15, nonché i successivi atti applicativi e regolamentari, al vaglio della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per evitare il perpetrarsi delle violazioni dei diritti fondamentali dei docenti con ripercussioni negative sulla loro vita personale e familiare.

Muovendo da siffatte premesse e volendo tralasciare i molteplici aspetti spinosi della Legge 107/15, non ultimo quello attinente al famigerato algoritmo informatico, occorre, ricorrere alla Corte di Strasburgo per ottenere garanzie effettive ed equivalenti a tutela di tutti i docenti nel convincimento di sortire un’efficacia più immediata e con effetti dirompenti sulla politica delineata dal governo italiano.

Ciò al fine di ottenere la condanna dello Stato italiano ad un congruo risarcimento del danno nonché a procedere ad un piano di rientro nelle province dei luoghi di residenza dei docenti, attesa l’esigenza di salvaguardare l’unità familiare degli stessi, nel pieno equilibrio tra lavoro e famiglia.

Lo studio legale Minissale dal primo settembre ha iniziato a raccogliere le adesioni dei docenti interessati a partecipare all’instaurando giudizio innanzi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Le adesioni che sarà possibile avanzare entro il prossimo 30 settembre 2017 attraverso il sito www.legaliScuola.org.

È necessario compilare il modulo di adesione e sottoscrivere la nomina che verranno inoltrati a semplice richiesta ovvero resi disponibili nell’area dedicata sul sito LegaliScuola.org.

Si resta a disposizione di tutti gli interessati per ulteriori chiarimenti anche telefonicamente (090711758) ovvero a mezzo posta elettronica ([email protected]).

01/09/2017
Artemisia107

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