NUOVA EVOLUZIONE INTERPRETATIVA DELL’ART.413, CO.5 CPC: FORO COMPETENTE IN IPOTESI DI ASSEGNAZIONE PROVVISORIA

Abbiamo deciso di rivolgere l’attenzione, oggi, nell’interesse dei docenti e dei professionisti del settore ad un’importante ordinanza del tribunale di Cremona del  07.07.17 – Giudice del Lavoro, dr.ssa Giulia Di MARCO, relativa alla portata applicativa e all’impatto sui processi ancora in corso dell’art.413, 5 comma c.p.c..

Molti docenti, trasferiti fuori regione, per adire l’Autorità Giudiziaria, hanno dovuto affrontare l’ulteriore disagio di doversi rivolgere ai Tribunali competenti del luogo della sede assegnata con la mobilità 2016/17, con aggravio dei costi, non soltanto per la difesa e l’assistenza tecnica, ma anche per la domiciliazione presso studi legali appartenenti ai diversi fori, senza tralasciare gli eventuali costi derivanti dalla comparizione personale della parte alla prima udienza, ex art. 420 cpc.

Detta norma recita testualmente: “competente per territorio per le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è il giudice nella cui circoscrizione ha sede l’ufficio al quale il dipendente è addetto o era addetto al momento della cessazione del rapporto”.

Nella nota in calce all’articolo viene precisato che detto foro “è speciale ed ha carattere esclusivo e non concorrente”, come tale inderogabile per espressa previsione dell’art. 25 c.p.c..

Ciò detto, è di lapalissiana evidenza che nelle cause in cui sia parte una pubblica amministrazione  la competenza per territorio risulti essere inderogabile!

In buona sostanza, l’inderogabilità implica l’impossibilità di far valere i “fori speciali esclusivi” che sono elencati al 2 comma dell’art.413 c.p.c. ossia: a) quello in cui è sorto il rapporto di lavoro; b) quello ove si trova l’azienda; c) quello della dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o dove prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

Questi fori, che sono alternativamente concorrenti tra di loro, valgono in linea di principio per tutte le controversie individuali di lavoro, ma non sono estendibili alle cause in cui è parte la P.A., attesa l’inderogabilità del 5 comma dell’art.413 cpc, che vieta in re ipsa l’applicabilità del 2 comma.

Pertanto, la linea di demarcazione tra l’operatività del 2 e del 5 comma dell’art.413 c.p.c. è determinata dalla ‘natura giuridica’ della parte che sta in giudizio.

Sul punto la normativa è chiara e non genera alcun dubbio interpretativo!

La difficoltà interpretativa nasce, invece, in merito al 5 comma dell’art.413 c.p.c. a proposito dell’espressione “addetto” che potrebbe tanto significare la sede stabile di servizio ma anche sottintendere la sede di effettivo servizio.

A titolo esemplificativo, un docente siciliano che ha ottenuto la sede definitiva a Milano ma che è in assegnazione provvisoria a Palermo, se intende impugnare il trasferimento deve rivolgersi al tribunale di Milano o, invece, può adire quello di Palermo ?

Ebbene su questa questione, anche in seno alla Suprema Corte di Cassazione, non c’è un’unanimità di vedute.

Nasce così il dilemma sul dove radicare il processo! E qui diventa una roulette russa!!!

A seconda dell’adesione ai diversi orientamenti espressi dalla Cassazione, si sono, purtroppo, formate pronunce dei giudici di merito di segno diametralmente opposto: alcune di corretto radicamento della competenza altre, invece, di incompetenza territoriale.

Se la legge è uguale per tutti non può dirsi lo stesso per la giustizia!

Secondo l’interpretazione prevalente della Corte di Cassazione il foro competente sarebbe quello del luogo ove ha sede l’ufficio al quale il ricorrente risulta stabilmente e organicamente assegnato, a nulla rilevando la circostanza che il lavoratore, dipendente pubblico, si trovi a rendere la prestazione presso un ufficio diverso da quello di appartenenza, in base ad un provvedimento temporaneo di assegnazione nell’ambito di un rapporto di comando o distacco, che non implica la cesura del rapporto di impiego con l’amministrazione di appartenenza, trattandosi pur sempre di utilizzazione temporanea, irrilevante per gli effetti di cui all’art. 413, quinto comma, cod. proc. civ. (cfr. Cass. 28519/11; Cass. 20724/12; Cass. 22386/13; Cass. 25930/13; Cass. 4946/14; Cass.25238/14; Cass.24828/15).

Sulla base, invece, di un diverso criterio espresso dalla Corte di legittimità, il giudice competente dev’essere individuato in relazione al luogo in cui si trova l’azienda o la dipendenza dove il lavoratore presta servizio, intendendosi per tale la sede di effettivo servizio e non la sede in cui viene effettuata la gestione amministrativa del rapporto secondo le regole interne delle singole amministrazioni (Cass. 21562/2007; Cass. 10449/2015; Cass. 11762/2016).

Si è poi sviluppato un più recente orientamento che è in linea con il principio generale espresso dall’art.5 c.p.c. secondo cui “la competenza si determina con riguardo (..) allo stato di fatto esistente al momento di proposizione della domanda”.

Ebbene, quest’ulteriore interpretazione della Suprema Corte fa riferimento al luogo in cui il docente, al momento della introduzione della lite, presta in concreto la propria attività lavorativa, che nella fattispecie in esame corrisponde a quello dell’assegnazione provvisoria.

Ne deriva, pertanto, che “l’ufficio al quale il dipendente è addetto” sia quello di effettivo svolgimento della prestazione lavorativa e non anche l’ufficio di formale assegnazione del dipendente (si veda, in proposito, Cass. 21690/2011).

Quest’ultimo orientamento è, peraltro, in armonia con la ratio dell’art. 413, comma 5, c.p.c. che mira a favorire il lavoratore garantendogli “il minor disagio possibile nell’esercizio dei diritti in sede giudiziaria” (in questi termini Cass. 15344/2004) anche al fine di rendere più agevole e l’attività istruttoria per reperire gli elementi probatori necessari al giudizio (in tal senso Cass. 3111/2012).

In questa cornice s’inserisce la recentissima ordinanza n.1124 del 07.07.17 del Tribunale di Cremona che si pone all’attenzione dei lettori in quanto fornisce un quadro chiaro della vexata quaestio in grado di orientare la futura attività di giudici ed avvocati in favore dell’applicazione del criterio ispirato alla sede effettiva di lavoro (assegnazione provvisoria) in luogo della sede stabile di servizio.

Convince pienamente il ragionamento del giudice nel passaggio in cui evidenzia “l’irrilevanza della giurisprudenza invocata (Cass.20724/12) …omissis… in quanto relativa alla diversa fattispecie del distacco di un dipendente presso “altro datore di lavoro” mentre nel caso di specie l’assegnazione provvisoria è avvenuta presso altro ufficio del medesimo datore di lavoro”.

L’ordinanza in esame, che non è possibile riassumere in poche battute senza correre il rischio di sminuirne la portata, offre, in estrema sintesi, argomentazioni salienti aderenti alla più recente giurisprudenza di legittimità in materia di competenza per territorio.

A nostro avviso, detta pronuncia è destinata a divenire un punto di riferimento obbligato per tanti docenti che, dovendo adire la giustizia per la tutela dei loro diritti, saranno incentivati ad intraprendere un giudizio presso il Tribunale del foro del luogo dell’assegnazione provvisoria che, solitamente, è molto più agevole rispetto a quello della sede di servizio, ottenuta a seguito del piano straordinario di mobilità, purtroppo, per molti, ancora fuori regione!

Artemisia107

 

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